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La percoca nel vino Primitivo mi riporta ai sapori e profumi delle estati della mia adolescenza.

Ero un ragazzetto che mangiava molto poco facendo disperare mia madre. Gradivo  solo carne, uova e pane, ma il bicchiere di vino rosso nel quale mio padre metteva a macerare quei pezzetti di polpa di colore arancio, mi attirava da morire.

Io non potevo bere ancora il vino, non mi era permesso, però fu proprio la percoca a farmi sentire il suo sapore per la prima volta. Per quale oscuro motivo la percoca nel vino mi era concessa non lo so con certezza, penso fosse solo un modo da parte dei miei genitori di farmi mangiare più frutta.

Ma, alla fine, quel vino che rimaneva nel bicchiere e che aveva assorbito tutti i profumi del dolce frutto non lo lasciavo certo lì!

Il matrimonio tra vino e percoca è perfetto, chissà chi è stato a scoprirlo per la prima volta. Mi piace pensare ad un contadino pugliese che, durante una pausa pranzo in una caldissima giornata di agosto, aveva solo questi due ingredienti e, magari solo per guadagnare tempo e tornare più velocemente al lavoro, ha affettato la percoca e l’ha irrorata con il suo fresco vino. Pura fantasia, probabilmente, ma chissà…

La percoca, che è un tipo di pesca a pasta gialla, accompagna tutta l’estate a partire da fine giugno fino a tutto settembre, e, quando la sua raccolta termina, vuol dire che anche la bella stagione sta lasciando il posto all’autunno.

Una curiosità: per i baresi la percoca diventa “il percoco”, dal dialetto “u prequèche”, che, nel gergo del capoluogo pugliese, oltre al frutto sta ad indicare errore o anche persona di scarsa intraprendenza. “Dire un prequèche” e “rimanere come un prequèche” significa, nel vernacolo locale, dire qualcosa di sbagliato oppure, in conseguenza di un atto, restare sorpresi e senza alcuna reazione.

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Chissà perché, ma a volte i modi di dire popolari vengono, come nel caso della percoca, sfatati dalla realtà, in quanto questo frutto dalle particolari caratteristiche di dolcezza e consistenza, dal sapore pieno e armonioso, può diventare protagonista di piatti di grande gradevolezza.

Ce lo ha dimostrato, lo scorso 30 giugno, il cuoco Giovanni Lorusso, nella sua Osteria 31.10 di Bisceglie , che ha creato con questo eccellente frutto, piatti di ottimo equilibrio e gradevolezza.

Analizziamoli nel dettaglio

Amouse bouche classica

Carpaccio di puledro, pan bruciato, percoca osmotizzata al limone, erbetta di carota

Risotto Carnaroli Sant’Andrea 1929 Goio, polpa di maialino di Norcia, mandorle e percoca

Torcinelli di agnello, soia, piselli, chutney di percoca e vino rosso

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